TERRA
Agricoltura, anno 2005: è ora di invertire la rotta!
La barca sta affondando, sprofondando verso un abisso fatto di cibo spazzatura, terra ormai ridotta
ad un deserto biologico, cibo OGM che entra dalle porte e dalle finestre, agricoltori che non sanno
più cosa stanno coltivando e perché. I cibi perdono di identità e sapore, strappati dalle terre di
origine e portati in giro per il mondo sotto una patina di conservanti. Ogni sei ore scompare un'azienda
agricola, i prezzi alla produzione scendono sempre più, ormai conviene lasciare un terreno incolto invece
che coltivarlo, si perde di meno. Senza dimenticare che l'Unione Europea foraggia i suoi agricoltori con
una valanga di euro per sedarne le proteste, per far coltivare sotto costo, per inondare di chimica i campi,
trasformando l'agricoltura europea in estrazione industriale di materia prima alimentare per l'agroindustria.
Spesso si coltiva solo per i sacri contributi europei, arrivando a produrre grano che verrà venduto nel sud del
mondo ad un prezzo tanto basso da distruggere le economie locali di milioni di contadini. E noi mangiamo pasta,
olio e passata di pomodoro fatta con prodotti americani, cinesi o, se va bene, bielorussi. Questa è l'agricoltura
moderna, un modello che esportiamo fieri e orgogliosi in tutto il mondo.
Cosa dite? Invertiamo la rotta? I segnali ci sono, anzi è in costruzione e pieno di energie un nuovo modello agricolo.
Un modello basato sulla sovranità alimentare dove non c'è più una separazione rigida tra produttori e consumatori,
dove le filiere sono il più corte possibile. Un modello su base locale, che privilegia prodotti di stagione e dove
spesso lavorano cooperative sociali. Le aziende devono diventare opere d'arte dove i terreni siano vivi, le piante
nutrite dal suolo fertile e non dai fertilizzanti, gli insetti nocivi in equilibrio con quelli utili. Boschi, siepi,
stagni, fossi, piantate, filari devono ricrescere nelle nostre campagne, trasformando il deserto padano in un mosaico
di ecosistemi. L'agricoltore deve tornare studente, amante della terra, deve imparare nuovamente a fidarsi della
propria testa e non solo dei consigli dei tecnici del consorzio. Bisogna ridiventare mercanti, vendere il proprio
prodotto direttamente o insieme ad altri produttori. Una volta poi era così, il contadino andava al mercato e
conosceva chi mangiava la sua verdura. Anche il consum-attore deve cambiare approccio: essere padrone delle scelte
alimentari, non guardare solo al prezzo più basso, o ai dettami pubblicitari ma ripensare il rapporto quantità -
qualità, assaporare i cibi e aspettare che la stagione porti i suoi frutti migliori. Il concetto teorico è quello
di muoversi all'interno dei DES, distretti di economia solidale dove l'utile economico non esca dal distretto ma
inneschi meccanismi di interazione territoriale e crescita reciproca. Sembra tanto difficile ma non è così, basta
iniziare. Alcune esperienze ci sono già: intorno a Bologna diverse realtà agricole biologiche vendono direttamente
frutta, verdura, vino, carne e prodotti trasformati. Tra i vari: Contadini biologici della Valsamoggia, Coop Agriverde
a San Lazzaro, Franco Pedretti a Budrio, Coop Giovanni XIII a Ozzano. In via Fioravanti, presso l'ex mercato
ortofrutticolo, tutti i giovedì nel tardo pomeriggio molti contadini portano i loro prodotti. La Coop Dulcamara
organizza una consegna settimanale di cassette di ortofrutta in due piazzali di Bologna. Altre idee sono in
cantiere o chi ne abbia si faccia avanti.
Passaparola!
Corrado Arienti, Coop Dulcamara